Oro oggi

Oro, fiducia e indipendenza. Parte 3°

Di Adrian Ash - BullionVault
 
Dove eravamo rimasti? Ah, si, fiducia e indipendenza, i temi chiave della conferenza della London Bullion Market Association di quest’anno.
 
I templi indiani e Bankitalia hanno molto in comune per quanto riguarda l’oro. Entrambi ne possiedono molto (tra le 3.500 e le 8.000 tonnellate i primi, 2.451 tonnellate la seconda).
Entrambi hanno dovuto far fronte a dei governi che hanno cercato di usare quell’oro per risolvere problemi più generali dell’economia ( i templi indiani al giorno d’oggi, l’Italia nel 2009). Entrambi, finora, si sono rifiutati di aiutare. E per i templi indiani così come per la Banca d’Italia, mantenere oro significa principalmente due cose: fiducia e indipendenza.
 
L’oro “è unico tra tutti i beni rifugio” ha dichiarato il direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, alla conferenza della LBMA di Roma di quest’anno. Perché non viene “emesso” da nessuno. Quindi non può venire svalutato o controllato dal governo, non nel modo in cui, per esempio, il denaro cartaceo può essere sfruttato per migliorare la produzione economica ma rischiando l’inflazione dei prezzi.
 
Il discorso di Rossi è stato perfetto come esempio di quello che dovrebbero dire le banche centrali. Così diplomatico da evitare qualsiasi controversia, il dirigente di Bankitalia ha però fatto dichiarazioni così forti che nessuno le ha sentite. O questo almeno è quello che noi abbiamo pensato.
 
L’oro della Banca d’Italia è ciò che la mantiene indipendente dai politici. L’oro funziona da fondamento di quella fiducia che deve ispirare la banca centrale (che in quanto non eletta non è toccata dalla politica) di essere in grado di evitare la creazione dell’inflazione.
 
Una lettura troppo filosofica? Forse, ma consideriamo i problemi di fiducia e indipendenza per i templi indiani. Proprio come i privati indiani, anche per loro i divieti di importare oro imposti quest’anno dal governo per provare a ridurre l’enorme deficit commerciale indiano, provocherà una limitazione degli acquisti durante questa stagione festiva. Con il picco la prossima settimana con il Dhanteras, il primo giorno di Diwali, il tradizionale acquisto di oro si è scontrato quest’anno con una storica carenza di oro. Semplicemente non ce n’è a sufficienza per far fronte alla domanda stagionale.
 
Bene, dice il governo. “L’India come sappiamo spreca già una proporzione troppo alta delle proprie risorse nell’inutile accumulazione dei metalli preziosi” come un certo economista, John Maynard Keynes, scrisse nel suo primo studio 100 anni fa. Quella teoria non è cambiata, ma Keynes aveva ragione nel ripetere un punto di vista che parte da Plinio il Vecchio fino a Karl Marx e all’economista vittoriano William Stanley Jevons, che chiamò l’India “il lavandino del mondo” per l’oro e l’argento.
 
Keynes nel 1913 disse che l’India avrebbe dovuto mettere fine a questa “abitudine incivile e rovinosa”. Rajiv Takru, segretario dei servizi finanziari in India, ha detto che l’acquisto di oro è “una spesa rovinosa” nel giugno del 2013. Perché allora i privati indiani si ostinano a comprare e regalare così tanto oro?
 
Perché qualcosa devono pur fare...
 
 
 
 
Incredibilmente, e nonostante fosse l’argomento di discussione più importante durante gli incontri conviviali di contorno alla conferenza, il divieto di importazioni da parte del governo indiano (che impedisce il credito, le monete, ha aumentato la tassa al 10%, forzando la riesportazione del 20% dei nuovi carichi) è rimasto un argomento tabù tra i relatori della conferenza.
 
È vero che C. K. Venkataraman, CEO di Titan Industries, ha condiviso opinioni ed esempi di come vendere gioielli ai privati in India. Ma su 57 relatori, e con il mercato indiano globale che sta affrontando una sorta di embargo dal consumatore primo al mondo, solo Shekhar Bhandari, vice presidente esecutivo di Kotak Mahindra Bank ha affrontato l’argomento direttamente, e dando un punto di vista da insider.  
 
Bhandari, come le aziende di raffinazione, e di trasporti blindati, i broker e gli altri operatori che insieme costituiscono la London Bullion Market Association, chiaramente sono interessati a che l’amore che l’India ha per l’oro rimanga vivo. Cosa che rischia di venire meno invece, anche troppo velocemente, se il governo continua con le restrizioni così come sono al momento. Diversamente dai partecipanti occidentali, l’industria formale del settore bancario e dei metalli in India può almeno recuperare parte delle entrate perdute a favore dei contrabbandieri se aiuta a schiudere, o smobilizzare, l’oro che già sta dentro la nazione. Il totale è di circa 16.000 se non addirittura 20.000 tonnellate secondo le stime più generose. Cosa che è almeno il 10% dell’oro mai estratto nella storia. Come diceva Plinio il Vecchio, l’India ha succhiato le risorse d’oro per molto tempo.
 
“Il modo più facile che il governo possiede per monetizzare l’oro” ha dichiarato Bhandari a Reuters un mese prima della conferenza della LBMA, “è lo schema di deposito di oro.” I privati, o forse i templi, metterebbero i loro oggetti d’oro in deposito, ottenendo in cambio un tasso di interesse. “Sfrutterebbe il massimo potenziale, e incoraggerebbe un comportamento che ha la possibilità di diventare un’abitudine.”
 
E per quanto riguarda la fiducia? Gli indiani comprano oro perché non si fidano del loro governo e non credono che operi nel loro interesse, sopratutto mantenendo una Rupia costantemente debole. Per mantenere indipendenza finanziaria, gli indiani comprano oro oggi così come sempre hanno fatto durante la storia. Perché anche se il prezzo può essere volatile, tende a battere l’inflazione ufficiale. Non può essere inflazionato come la Rupia. E ovviamente può venire nascosto, appeso a una caviglia o al collo, o sotto un pavimento di legno, per sfuggire alla sete di tasse sempre crescente del governo.
 
I templi Indu offrono un’alternativa. Poiché i cittadini privati non aiutano la nazione, forse l’istituzione privata più importante in India lo può fare? Chiaramente la discussione è in atto, tra banche e governo se non tra i templi stessi. Bhandari ha dichiarato alla conferenza della LBMA che l’oro dei templi, se mobilizzato attraverso uno schema di deposito garantito dal governo, potrebbe venire incontro alla domanda di consumo domestico per dieci anni. Ma ancora una volta ci sono i problemi di fiducia e indipendenza che devono essere risolti prima. Bhandari ha poi detto separatamente ad un altro relatore che questi problemi potrebbero essere risolti in 3 anni. Ma riuscire a far sì che i fedeli in India lascino che i loro templi offrano l’oro che hanno ricevuto in dono... e che quegli oggetti considerati sacri vengano fusi e diventano lingotti da un chilo affinché gli orafi ne facciano bracciali e collane... sembra una missione impossibile.
 
Nel frattempo, la tassa d’importazione del 10% sull’oro, anche se le importazioni legali ad un certo punto riprendessero, offrono un enorme incentivo ai contrabbandieri tutto attorno alle frontiere dell’India. E anche dopo il crollo del prezzo del 2013, i prezzi dell’oro rimangono alti secondo gli standard storici.
 
Quanto siano alti i prezzi è stato uno degli altri temi chiave della conferenza di Londra. Fiducia e indipendenza entrano anche in questo campo, come vedremo nella quarta parte, la finale, di questo report.
 
Segui i link per leggere la prima e la seconda parte del report.

Adrian E. Ash è Head of Research presso BullionVault, il maggior servizio di investimento in oro al mondo. Adrian ha pecedentemente ricoperto il ruolo di Editorial presso la Fleet Street Publications Ltd e di redattore economico dalla City di Londra per The Daily Reckoning; è un collaboratore regolare della rivista finanziaria per investimenti MoneyWeek. I suoi commenti sul mercato dell'oro sono stati pubblicati su Financial Times, Bloomberg e Der Stern in Germania e molte altre pubblicazioni.

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