Oro oggi

La conferenza annuale della LBMA

Oro: bolla o boom? Ecco cosa dicono gli addetti ai lavori

Di Adrian Ash - BullionVault.it

I BUONI INVESTIMENTI si fanno grazie ai trend più solidi. Eppure anche gli investitori più abili e muniti delle migliori intenzioni, possono faticare a riconoscere oggi ciò che col senno di poi sembrerà  ovvio.

Nella Germania del 1922, per esempio, servivano 100 marchi cartacei per comprare una moneta d’oro da un marco, quando in teoria avrebbero dovuto avere lo stesso valore. Eppure, il ministro del  tesoro si rifiutava di “vedere la connessione tra la stampa di denaro cartaceo e il suo deprezzamento”, come scrive Adam Ferguson nel suo When Money Dies (Londra, 1975), persino quando l’iperinflazione della Repubblica di Weimar fece aumentare i prezzi degli alimenti del 50% in un mese.

“L’opinione che stampare più denaro sia la vera causa del deprezzamento del denaro non solo è sbagliata, ma pericolosa” scriveva il quotidiano Vossiche Zeitung. Quattordici mesi dopo, quando la valuta legale fu abbandonata, servivano mille miliardi di marchi cartacei per comprare un marco d’oro, e le banche “mandavano le banconote al macero tonnellata dopo tonnellata”.

Fu un tracollo che era possibile prevedere?

Andiamo avanti di quasi un secolo: anche oggi il valore del denaro (così come il suo prezzo nei confronti dell’oro) è a rischio. Non riconoscere quale sia al momento il trend più solido (inflazione o deflazione, boom delle commodities o depressione) è la vera preoccupazione per chiunque sia interessato a proteggere i propri risparmi. Negli ultimi dieci anni il prezzo dell’oro ha solo di rado interrotto la propria corsa che lo ha portato dai $252 agli attuali $1314 per oncia. Al contrario, il mercato azionario in USA non ha portato profitti, mentre le commodities hanno avuto un rally, anche se gli asset tangibili (eccetto oro e argento) sono fermi ai massimi stabiliti prima della crisi del 2008. Bond e interessi concessi dalle banche possono a malapena tenere il passo con l’inflazione, mentre il mercato immobiliare degli USA già soffre di una recessione a W.

Dopo i massimi di questa settimana di oltre i $1300 all’oncia, non c’è quindi da stupirsi se il tema obbligato della conferenza della LBMA svoltasi a Berlino la settimana scorsa sia stato: “Oro: boom o bolla?”.
La LBMA raggruppa gli operatori professionali dei mercati dei metalli preziosi (compresi argento e metalli del gruppo del platino): raffinatori, saggiatori, operatori di camere blindate, finanzieri e analisti che insieme muovono il mercato dal momento dell’estrazione alla vendita all’ingrosso, produttori di oreficeria, fornitori di prodotti per dentisti, aziende che fabbricano chip e le zecche che coniano monete d’oro. Basata a Londra (sul cui mercato gli operatori LBMA scambiano un valore di circa 20 miliardi di dollari al giorno), questa nicchia del mercato finanziario ricorda bene cosa accadeva nei 20 anni precedenti a questo rally: prezzi in flessione, scarsa domanda, e bilanci in rosso per i fornitori.

“Quando ho cominciato a lavorare con i metalli preziosi era l’inizio degli anni ‘80” ha testimoniato uno degli intervenuti alla conferenza. “I clienti avevano circa il 3% dei loro capitali in oro fisico. Nei successivi 20 anni, quelle riserve furono ridotte praticamente a zero.”

Eppure sono gli stessi operatori ad essere ancora diffidenti nei confronti del mercato nel quale lavorano. Il 74% degli intervistati possiede dallo 0 al 10% dei propri investimenti in metalli preziosi: mancano del coraggio delle proprie convinzioni, o preferiscono mantenere separato il lavoro dagli investimenti personali ? Forse semplicemente l’oro deve ancora catturare persino gli investitori più vicini.

Per fare un discorso più generale, al momento gli investimenti in oro sono circa lo 0,5% degli investimenti nel mondo, come mostrato durante la sua esposizione da Shayne McGuire, gestore di fondi pensione e autore di due libri sull’argomento. La percentuale era al 3% nel 1980, 5% nel 1968, 20% a metà degli anni ’30.

“Vista l’ampia possibilità di scelta, l’oro non ha mai giocato un ruolo così marginale nel sistema finanziario” ha concluso McGuire. Ulteriori profitti con l’oro sono garantiti dalla situazione monetaria mondiale, inoltre la relativa mancanza di investitori smentisce categoricamente l’ipotesi che l’oro sia in una bolla. Mentre le banche centrali detengono enormi quantità d’oro, i maggiori detentori di valute straniere ne sono invece a corto, e manifestano un crescente interesse a rafforzare le proprie posizioni.

Nelle parole di Philip Klapwijk di GFMS, “la vendita delle riserve d’oro da parte dei governi europei e forse da quello americano in un futuro non prossimo, potrebbe facilitare lo spostamento dell’oro dall’occidente all’oriente.” Klapwijk ha poi ricordato il trasferimento d’oro avvenuto tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 dall’America verso l’Europa come pagamento dei debiti contratti. Nel frattempo le economie emergenti continuano a comprare oro per diversificare le proprie riserve di dollari, come “assicurazione contro una catastrofe.” Gli investitori privati si proteggono da un’economia che riversa sul mercato quantità non controllate di denaro cartaceo, e concentrano la richiesta in momenti particolarmente critici come la crisi della Grecia lo scorso maggio.

Una delle spinte principali è psicologica. “In Germania,” ha dichiarato il sales manager di Heraeus, Wolfgang Wrzesniok-Rossbach, “c’è un forte bisogno di sicurezza: siamo la nazione più assicurata al mondo.” E c’è il punto di vista storico: le famiglie ricordano di avere già vissuto qualcosa di molto simile, nel 1923.

Spaventati da un doppio crash del mercato azionario e dalla crisi immobiliare, “c’è un'intera generazione di investitori occidentali che non si fida dei governi né dei prodotti finanziari tradizionali” ha dichiarato David Gornall, boss dei metalli preziosi alla Natixis, e vice amministratore della LBMA. In diversi momenti durante la crisi finanziaria mondiale, “la zecca degli Stati Uniti è riuscita a malapena a venire incontro alla richiesta di oro fisico” ma quella frenesia d’acquisto sembra essere svanita, anche se nel frattempo il prezzo dell’oro ha continuato a salire. La sensazione è che l’atmosfera sia molto diversa da quella che si avrebbe durante una bolla.

“Quando il prezzo dell’oro ha raggiunto il massimo storico ad inizio settembre,” ha raccontato Steve Branton-Speak di Goldman Sachs, “la volatilità era al minimo di 5 anni. Quando il prezzo è andato oltre i $1300, i trader hanno fatto spallucce.”

“Si paragoni questo dato alla frenesia che si ebbe quando Bear Stearns e poi Lehman Brothers collassarono”, ha proseguito Branton-Speak (un punto confermato da Gerry Schubert di ABN Amro e da diversi trader con i quali ho parlato privatamente).

“La richiesta sembra esplodere, ma è in realtà ancora molto ridotta” ha confermato Jeremy East di Standard Chartered. L’oro continua a fare notizia perché “il prezzo dell’oro è un ottimo punto di riferimento.”

Rispondendo alla domanda se l’oro sia una bolla, East ha optato per la teoria del “nuovo paradigma, che è in realtà il vecchio paradigma”. Il responsabile dei metalli preziosi per la Standard Chartered ha dichiarato infatti che siamo appena all’inizio del recupero degli investimenti in oro, che furono azzerati dal ventennio 1980 – 2000, anni caratterizzati da tassi di interesse molto alti e da una forte crescita economica. Secondo questo punto di vista, l’oro non sta arrampicandosi su vette mai viste prima, quanto piuttosto recuperando la posizione storica di asset chiave.

Basta considerare le ragioni per cui l’oro non sempre è valutato. Graham Birch, ex responsabile della Blackrock, ha dichiarato:

“L’oro non serve quando:

-    non c’è inflazione
-    i governi sono favorevoli
-    le tasse sono basse
-    le monete legali sono solide
-    i mercati espolodo”

“In altre parole” ha chiuso Birch, “nessuno vuole l’oro quando i mercati regalano profitti senza particolari rischi.”

Oggi, invece...

Adrian E. Ash è Head of Research presso BullionVault, il maggior servizio di investimento in oro al mondo. Adrian ha pecedentemente ricoperto il ruolo di Editorial presso la Fleet Street Publications Ltd e di redattore economico dalla City di Londra per The Daily Reckoning; è un collaboratore regolare della rivista finanziaria per investimenti MoneyWeek. I suoi commenti sul mercato dell'oro sono stati pubblicati su Financial Times, Bloomberg e Der Stern in Germania e molte altre pubblicazioni.

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