L'oro scende a 4.000 dollari dopo il dazio di Trump sullo Stretto di Hormuz, in attesa dell'inflazione USA, della testimonianza della Fed e delle trimestrali
ORO e ARGENTO hanno registrato forti ribassi lunedì, all'inizio di una settimana ricca di appuntamenti con i dati sull'inflazione statunitense, le decisioni delle banche centrali e la pubblicazione delle trimestrali societarie. Nel frattempo, il petrolio greggio è salito mentre si intensificavano sia il conflitto tra Stati Uniti e Iran sia la guerra tra Russia e Ucraina. L'oro, tradizionalmente considerato un bene rifugio, è sceso fino a sfiorare i 4.000 dollari per oncia.
Oltre alle infrastrutture energetiche russe e agli impianti di raffinazione del greggio, negli ultimi otto giorni l'Ucraina avrebbe colpito 105 petroliere della cosiddetta «flotta ombra», ha dichiarato lunedì il governo di Kyiv.
Nel frattempo, il presidente statunitense Trump ha annunciato un dazio del 20% su tutte le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, un passaggio marittimo strategico attualmente di fatto bloccato dalle forze iraniane.
«Il rialzo del Brent concentra ora ancora di più l'attenzione sull'indice dei prezzi al consumo (CPI) degli Stati Uniti, in pubblicazione questo martedì», osserva Nicky Shiels, strategist per i metalli preziosi presso il gruppo svizzero di raffinazione e servizi finanziari MKS Pamp.
Domani è inoltre prevista la prima testimonianza periodica del nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, davanti alla Commissione per i Servizi Finanziari della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti.
Martedì saranno pubblicati anche i risultati trimestrali delle principali banche statunitensi, a partire da J.P. Morgan Chase (NYSE: JPM). Le grandi società tecnologiche statunitensi, i cosiddetti hyperscaler, presenteranno invece i propri conti nel corso della prossima settimana e di quella successiva.






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