Oro oggi

La nuova politica del dollaro forte della Fed

I tassi di interesse americani sono solo la metà del tasso di inflazione. Per fortuna Ben Bernanke se ne sta occupando...

di Adrian Ash - BullionVault.it

BEN BERNANKE martedì ha messo a repentaglio gli orsi del dollaro, i tori dell'oro e bene o male tutti sui mercati valutari.

E ci è riuscito di nuovo mercoledì parlando agli studenti di Harvard, dicendo che "gli indicatori delle aspettative a lungo termine per l'inflazione sono cresciute nei mesi scorsi... dovremo monitorare accuratamente questa situazione." Il declino del dollaro, ha detto il presidente della Federal Reserve, potrebbe accelerare il tasso di inflazione negli Stati Uniti.

Non sembra di certo un pensiero così profondo da fargli vincere il premio Nobel per l'economia quest'anno. Ma come hanno reagito i mercati? Solo per questo dovrebbe vincere il premio Pulitzer per la letteratura fiction!

"[Bernanke sta] avvisando il mercato che il dollaro ha raggiunto un livello che potrebbe essere imbarazzante per la Fed", spiega un economo di Goldman Sachs.

"Il dibattito politico sta iniziando a cambiare direzione", dice John Kemp di Sempra Metals, "e il suo discorso sembra essere un tentativo di limitare ulteriori segni di debolezza del dollaro e qualsiasi aumento conosciuto dei prezzi delle commodity o dell'inflazione."
"È dai tempi dell'Accordo del Louvre oltre 20 anni fa", continua l'hedge fund economist di Greenwich, "che la Fed non ha preso posizione in maniera così esplicita contro la debolezza del dollaro."

La Fed sta prendendo posizione? Bernanke potrebbe rischiare di perdere una gamba se decide di difendere il suo commento del "dollaro forte" - tramite satellite - fatto questa settimana alla banca centrale spagnola a Barcellona. Di fatto è una vera e propria contraddizione di ciò che ha detto Fred Mishkin per conto della Fed solo nove settimane fa.

"La correlazione tra l'inflazione dei prezzi al consumatore e i cambiamenti nei tassi di interesse al momento è molto bassa nella maggior parte dei paesi industrializzati", disse l'allora membro della Fed in marzo in una conferenza ad Oslo. Allora però il dollaro stava raggiungendo nuovi livelli minimi contro l'oro, l'Euro, il petrolio e la maggior parte dei principali alimenti al mondo.
Mentre martedì di questa settimana, rassicurare i consumatori americani non era più così importante. E Bernanke ha "tratto la linea nella sabbia" e fermato il declino del dollaro. O per lo meno così dicono gli economisti, gli hacker finanziari e i forex trader che tentano di leggere quello che non c'è tra le righe del presidente della Fed.

E con un po' di fantasia, diciamo pure molta fantasia, si riesce a leggere un po' di tutto tra quelle righe, anche il fatto che il dollaro è sceso del 40% dal 2002.

"Bernanke ha finalmente ammesso che la politica degli interessi e del dollaro basso da parte della banca centrale è parzialmente responsabile per l'aumento dei prezzi delle commodity", ritiene Kemp di Sempra Metals.

"E ovviamente significa anche", così Tom Petruno nel LA Times, " che la Fed probabilmente non taglierà di nuovo i tassi di interesse. Bernanke ha dato forti segnali a questo riguardo."

Davvero?

"Per ora", ha detto di fatto Bernanke, "la politica sembra promuovere una crescita moderata e la stabilità dei prezzi a lungo termine." E mentre ha torto a riguardo di entrambi, di fatto ha semplicemente detto di non aver intenzione di far impennare il tasso di interesse per molto tempo a venire.

Lasciando i tassi al 2,0%, i guadagno del denaro contante sono meno di zero una volta presa in considerazione l'inflazione.

E allora come la mettiamo con il mercato toro del dollaro?

"Con una probabilità del 98% che la Fed manterrà immutati i tassi di interesse nei mesi a venire", è scritto oggi in una nota della Standard Bank di Johannesburg, "e il 30% di probabilità di un aumento dello 0,25% in ottobre, il dollaro ha un buon supporto a breve termine.

"Questo potrebbe portare una buona domanda di metalli preziosi a breve termine."

Quel terzo di probabilità che la Fed aumenti il tasso di interesse a 2.25% in ottobre non indica di certo la fine del lungo declino del dollaro. E il dollaro non deve nemmeno continuare a perdere peso per far aumentare la domanda di oro.

Durante il 2005 il dollaro si è ripreso con un aumento del 7% sui mercati valutari. Il prezzo dell'oro, invece, è aumentato del 17% rispetto al dollaro stesso.

Il dollaro in calo non è calato affatto per 29 mesi dall'inizio di novembre 2004. Ma nello stesso periodo di tempo il prezzo dell'oro in dollari è aumentato del 54%.

Per finire non bisogna dimenticare che 3/4 delle perdite del dollaro finora si sono verificate prima che Ben Bernanke abbia tagliato i tassi di interesse fino al 2% (facendo scendere sotto zero i tassi di rendimento al netto dell'inflazione) permettendo alle grosse banche di New York di prendere in prestito fondi di emergenza a tassi inferiori a quelli di mercato a partire da agosto.

Il vero effetto dei tassi di interessi effettivi sotto zero sull'economia americana nel 2008 rimane da vedere. Una forte crescita del credito - e il conseguente aumento della domanda interna e quindi le importazioni e i prezzi delle case - potrebbe non verificarsi.

Il dollaro forte e l'oro debole? Grazie a rendimenti al netto dell'inflazione sotto zero?

Mai sentito prima. Beh dai, non si sa mai cosa succeda a breve termine con il 2% di interessi e il 4% di inflazione....

Adrian E. Ash è Head of Research presso BullionVault, il maggior servizio di investimento in oro al mondo. Adrian ha pecedentemente ricoperto il ruolo di Editorial presso la Fleet Street Publications Ltd e di redattore economico dalla City di Londra per The Daily Reckoning; è un collaboratore regolare della rivista finanziaria per investimenti MoneyWeek. I suoi commenti sul mercato dell'oro sono stati pubblicati su Financial Times, Bloomberg e Der Stern in Germania e molte altre pubblicazioni.

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