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Il gold fixing di Londra: cosa è e a cosa serve

London Gold Fix: si può davvero paragonare al Libor?

Di Adrian Ash - BullionVault

Quindi il Fixing di Londra è un accordo tra parti? Esattamente così, da quando esiste, anche se sembra che l’organismo che regola il mercato dei derivati a Washington pensa che ci sia in questo qualcosa di strano. (Che ci azzecca poi un organismo statunitense con il mercato dell’oro fisico di Londra, rimane una domanda a cui non sappiamo rispondere.)

Il meccanismo del fixing esiste perché nel mercato dei metalli preziosi fisici non c’è un singolo prezzo valido per un dato momento. Quello che accade è che le diverse bullion banks e i dealer quotano i propri prezzi direttamente ai propri clienti. Per questa ragioni ogni contratto è unico, senza nessuna cassa di compensazione o nessun mercato riconosciuto a cui si debba riportare tali contratti di compravendita ad un prezzo in qualche modo ufficiale.

Le compravendite sono invece frutto di un accordo tra adulti consenzienti che hanno la responsabilità di valutare e giudicare direttamente il rischio di credito della controparte. È un tipo di contratto molto diverso rispetto a quanto accade formalmente nel mercato azionario o in quello dei derivati. Tale meccanismo rende anche difficile valutare l’oro, che sia quello delle banche centrali, o l’inventario di un gioielliere. Significa anche che operatori capaci ma meno attivi, come le aziende minerarie o chi compravende oro per uso industriale, non posso essere certi di ottenere il prezzo di mercato “vero”.

È per questa ragione che esiste il Fixing, che è essenzialmente una fotografia di dove si trova il mercato alle 10.30 del mattino e alle 3 del pomeriggio (per l’argento a mezzogiorno) a Londra, il cuore degli scambi di metallo fisico.

Per decidere il prezzo, le maggiori bullion banks considerano gli ordini inevasi dei propri clienti, la proporzione di acquirenti e venditori e decidono insieme un prezzo che permetta di evadere tali ordini. Il Fixing è tutto quindi tranne che un prezzo teorico, perché viene creato a seconda della reale domanda e offerta degli operatori, e movimenta compravendite reali, di valore tra l’altro piuttosto alto.

Il fixing insomma è completamente diverso dall’indice Libor, che viene creato con i dati dichiarati dalle grandi investment banks, ma non necessariamente indica dove stanno in quel momento i tassi di interesse. Ciò ovviamente lascia aperta la possibilità di frode, manipolazione e conseguenti sanzioni (quattro o cinque anni dopo i fatti, quando gli enti regolatori se ne rendono conto). Il Fixing di Londra invece, indica esattamente il prezzo di compravendite reali.

È vero, il prezzo viene deciso a porte chiuse (!) e non è formalmente regolato da nessun organo ufficiale (!!). È vero anche che segue e guida il “prezzo ufficiale” che viene usato nelle compravendite all’ingrosso in tempo reale. Se non che il “prezzo ufficiale” come abbiamo detto prima non esiste. Il fixing esiste dal 1919 (e forse anche da prima, per chi volesse approfondire) proprio per colmare questa mancanza.

Comprando oro a Hong Kong per la pronta consegna, si otterrà il prezzo di Londra, più un premio per la consegna. Una banca centrale calcola il valore delle proprie riserve utilizzando come riferimento il Fixing pomeridiano. Le compagnie minerarie comprano contratti forward per proteggersi dalle variazioni del prezzo, e il Fixing pomeridiano sarà l’ovvio punto di riferimento anche in quel caso.

È necessario un altro riferimento? Come dovrebbe ottenersi? A giudicare dai commenti dei commissari del CFTC, sembrerebbe che “un’entità governativa, quasi governativa o non-profit dovrebbe supervisionare” in che modo i prezzi vengono stabiliti. Siamo certi che il comunismo non sia l’obiettivo della Commissione, ma una cosa del genere fu già proposta in Unione Sovietica, con scarso successo.

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Adrian E. Ash è Head of Research presso BullionVault, il maggior servizio di investimento in oro al mondo. Adrian ha pecedentemente ricoperto il ruolo di Editorial presso la Fleet Street Publications Ltd e di redattore economico dalla City di Londra per The Daily Reckoning; è un collaboratore regolare della rivista finanziaria per investimenti MoneyWeek. I suoi commenti sul mercato dell'oro sono stati pubblicati su Financial Times, Bloomberg e Der Stern in Germania e molte altre pubblicazioni.

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