Oro oggi

Il crollo dell’oro: alcuni dati storici

Vendere o tenere? Il rischio si corre con qualunque decisione...

Di Adrian Ash - BullionVault

NEGLI ULTIMI novanta giorni, il prezzo dell’oro è crollato del 25,2% in termini di Dollaro. Il crollo, il quarantesimo in ordine di importanza dal 1968, è stato causato da pesanti vendite, ed è normale che coloro che hanno comprato e possiedono oro per il lungo termine stiano in questo momento considerando varie possibilità. Le vendite guidate dal panico sono un chiaro rischio, così come lo è anche rimanere seduti a non far nulla.

Sia che il destino dell’oro sia di continuare a crollare oppure no, non sembra questo il momento adatto per uscire, almeno secondo quello che dice la storia. Sembra infatti probabile un rialzo a breve termine.

Negli ultimi 45 anni, dopo aver perso quanto questo scorso trimestre o più, l’oro ha poi tipicamente vissuto un forte rally nelle successive quattro settimane, con un rialzo medio mensile dell’11,1%. Quando invece l’oro continuò a cadere estendendo le perdite, il ribasso medio mensile in Dollari fu del 5,3%.

Chiaramente i dati storici non sono una palla di cristallo, ma possono dare un’indicazione per fare una scelta quanto più possibile informata. Negli ultimi 45 anni, i sell-off così drammatici sono stati seguiti da un rialzo mensile medio dell’8,2%.

Le dinamiche sono simili, anche se non identiche, per chi investe in altre valute.

            

L’oro ha attraversato sei periodi distinti durante i quali i prezzi in Dollari sono crollati quanto oggi o peggio in un trimestre. In cinque di queste occasioni il prezzo è salito bruscamente nel successivo trimestre, ma quando invece non è accaduto il buco è stato profondo, cambiando non solo le medie ma anche i portafogli degli investitori più fedeli.

La fine del 1973 e la metà del 1974 si dimostrarono soltanto pause nel lungo mercato bull dell’oro guidato dall’inflazione. I rimbalzi che avvenero dopo i crolli del 27% e del 25% furono altrettanto notevoli, rispettivamente del 92% e del 39%.

Anche maggio 1980 e marzo 1982 offrirono un solido rimbalzo trimestrale, del 28% e del 15% rispettivamente. Però, come anche nell’agosto 1981, con un rally del 5%, tali ribassi dell’oro furono parte di quello che poi si sarebbe rivelato un mercato ribassista molto lungo, che durò infatti 20 anni.

Chi possedeva oro durante quei momenti ebbe l’opportunità di ridurre le perdite quando arrivavano i rally a dare un po’ di sollievo. E gli investitori che nell’inverno del 1980/81 decisero di non agire non ottennero nemmeno quello. I prezzi dell’oro crollarono mese dopo mese, estendendo perdite del 25% di un ulteriore 20% nei tre mesi precedenti e successivi alla fine di febbraio 1981.

Morale dei dati? Chi non investe in Dollari prenda nota, perché secondo i dati di inizio anni ’80 (il migliore paragone che possiamo fare con la situazione odierna) sono i rally del Dollaro che tendono a danneggiare il prezzo dell’oro: in questo modo chi compra in una valuta di versa dal Dollaro ha dei vantaggi quando è l’oro ad andare in rally, perché quando il Dollaro va in rialzo sono tutte le valute a perdere, e non solo l’oro. Si noti che i dati in Euro nella tabella prendono il Marco Tedesco come riferimento prima del 1999.

Se vendere durante i rimbalzi, uscire il prima possibile o comprare ancora è una scelta chiaramente difficile. Prendere in considerazione il panorama finanziario generale e le lezioni della storia, che però non necessariamente si ripete identica, possono aiutare.

In bocca al lupo.

Adrian E. Ash è Head of Research presso BullionVault, il maggior servizio di investimento in oro al mondo. Adrian ha pecedentemente ricoperto il ruolo di Editorial presso la Fleet Street Publications Ltd e di redattore economico dalla City di Londra per The Daily Reckoning; è un collaboratore regolare della rivista finanziaria per investimenti MoneyWeek. I suoi commenti sul mercato dell'oro sono stati pubblicati su Financial Times, Bloomberg e Der Stern in Germania e molte altre pubblicazioni.

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